Sulla costa pacifica del Guatemala ripiantiamo mangrovie lungo lagune ed estuari, dove terra e mare si incontrano. Con le radici aeree che le ancorano al fango salmastro formano una barriera naturale contro l'erosione e le mareggiate, e un vivaio per la fauna costiera. Sono tra gli ecosistemi che immagazzinano più carbonio al mondo: rimetterle a dimora vuol dire ricostruire un habitat fragile insieme alle comunità che vi vivono.
Lavoriamo al fianco di cinque comunità costiere del Sud del Guatemala: Mangales, Tahuexco, El Triunfo, Chicago e Churirin. Non piantiamo per loro, ma con loro: i percorsi di formazione danno alle persone gli strumenti per far crescere e proteggere i mangrovieti, trasformandoli in una leva di indipendenza economica. Foreste sane significano più pesce, più fauna marina, più risorse: da qui nascono pesca sostenibile e turismo ecologico, cioè reddito che resta sulla costa. E significano difesa concreta: un mangrovieto sano riduce del 90% l'impatto di uno tsunami, protegge dalle mareggiate e frena l'erosione che minaccia le case.
Un mangrovieto è uno dei rifugi di vita più densi del pianeta: sotto e tra le radici trovano casa pesci, crostacei, uccelli e mammiferi marini, insieme a specie rare e minacciate. Le radici aeree intrecciate, i pneumatofori, trattengono i sedimenti, filtrano le acque e fanno da barriera all'innalzamento del mare e all'erosione. Ma le mangrovie fanno anche ciò che poche foreste sanno fare: assorbono anidride carbonica e la immagazzinano nei fondali come blue carbon, riserve di carbonio marino stabili per secoli. Rigenerarle è insieme mitigazione della crisi climatica e adattamento del territorio ai suoi effetti.
La stima di CO₂ è di progetto, non per singolo albero. Metodo e valori tecnici stanno nella scheda progetto, tab Trasparenza.