Nell'Amazzonia peruviana rigeneriamo aree ai margini della foresta, degradate dal disboscamento e dall'avanzata dell'agricoltura estensiva. Con le famiglie del posto, che curano le parcelle e presidiano il territorio, ripiantiamo le specie native: così riportiamo foresta dove è stata aperta, restituiamo habitat alla fauna e diamo a chi ci vive una ragione concreta per difenderla nel tempo.
Le comunità indigene dell'Amazzonia vivono con la foresta da migliaia di anni: ne ricavano erbe medicinali, frutta, funghi, legname, e su questo sapere ancestrale hanno costruito la propria cultura. Non lavoriamo per loro, ma con loro. Ripristiniamo i paesaggi e conserviamo le sementi storiche insieme a chi la foresta la conosce, sostenendo l'autonomia dei popoli indigeni e la custodia della loro conoscenza. La formazione continua accompagna chi si prende cura degli alberi, perché ogni progetto rispetti le esigenze sociali, economiche e culturali del territorio.
L'Amazzonia è la più grande foresta pluviale del pianeta e un'area nevralgica per il clima globale. Qui riforestare non significa solo far ricrescere alberi: significa conservare una varietà immensa di specie vulnerabili. Piantiamo solo autoctone, con semi raccolti nella foresta stessa per non alterare l'ecosistema; ben adattate a suolo e clima, resistono meglio a malattie e siccità. Gli alberi assorbono CO2, frenano l'erosione, migliorano la qualità dell'acqua e creano microclimi favorevoli. L'agroforestazione, intanto, apre corridoi ecologici e diventa una banca dei semi della biodiversità amazzonica.
La stima di CO₂ è di progetto, non per singolo albero. Metodo e valori tecnici stanno nella scheda progetto, tab Trasparenza.